Parlando delle opere

2016
Babele
Per spiegare questo quadro non trovo parole migliori di quelle di Italo Calvino nella pagina conclusiva delle Città invisibili:

«Già il Gran Kan stava sfogliando nel suo atlante le carte delle città che minacciano negli incubi e nelle maledizioni: Enoch, Babilonia, Yahoo, Butua, Brave New World.
Dice: – Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente.
E Polo: – L’inferno dei viventi, non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.»


2015
Paesaggi urbani
Cristalli di forma, ordine e esattezza

Negli ultimi anni il mio lavoro si è evoluto nella direzione della sintesi e ha voluto rispecchiare una concezione dell’arte come distillazione del reale, che porta alla realizzazione di opere che vogliono ricreare vere e proprie “zone d’ordine”: spazi di equilibrio estetico e cromatico, baluardi logici in cui difendersi dall'irrazionale e dal brutto che dilaga nella quotidianità.
In questo percorso artistico, ancora una volta mi sono lasciata guidare (o meglio sono stata sostenuta nel mio pensiero) dalla lettura di Italo Calvino e, in particolare, dalle sue Lezioni Americane. In questo testo, che è considerato il suo testamento letterario, lo scrittore ligure individua i valori da conservare per il futuro millennio, fra i quali particolare importanza assume l’Esattezza, in grado di rintracciare l’ordine dentro il caos: “L'universo si disfa in una nube di calore, precipita senza scampo in un vortice d'entropia, ma all'interno di questo processo irreversibile possono darsi zone d'ordine, porzioni d'esistente che tendono verso una forma, punti privilegiati da cui sembra di scorgere un disegno, una prospettiva”.

Particolari urbani
Alla tematica dei paesaggi urbani è legata la produzione artistica connessa al soggetto dei camini (comignoli) e dei tetti che li sostengono: il camino è visto come un elemento qualificante e quotidiano delle nostre città. Dal punto di vista simbolico esso rappresenta un ponte tra l’interno e l’esterno delle abitazioni, tra il calore, la sicurezza degli affetti familiari e il mondo che ci circonda. Viene così a assumere valore di elemento di congiunzione tra il particolare e il generale e nel contempo anticipa e ricorda la presenza dell’uomo che nei miei paesaggi non appare mai esplicitamente.

2014
Le città invisibili
Nell’estate del 2011 ho avuto occasione di rileggere dopo molti anni Le città invisibili di Italo Calvino e subito ho capito che il romanzo poteva essere lo spunto per viaggi fantastici, per visitare con occhi nuovi il suo mondo poetico. Ho deciso quindi di incominciare un ciclo di lavori liberamente ispirato al libro. Frutto di questa idea sono le tele che portano i nomi di città calviniane (Zora, Eutropia, Valdrada, Ottavia, Irene) oppure più genericamente ispirate alla poetica del romanzo, come “La Città invisibile” o “Meteora”.
Irene
acrilico su tela
60x120
2014
"Irene è la città che si vede a sporgersi dal ciglio dell'altopiano nell'ora che le luci s'accendono e per l'aria limpida si distingue laggiù in fondo la rosa dell'abitato: dove è più densa di finestre, dove si dirada in viottoli appena illuminati, dove ammassa ombre di giardini, dove innalza torri con i fuochi dei segnali; e se la sera è brumosa uno sfumato chiarore si gonfia come una spugna lattiginosa al piede dei calanchi."   Italo Calvino
In questo quadro, come del resto nelle altre opere di questo ciclo, lo scopo non è di riportare sulla tela la descrizione di Calvino , bensì quella di ricreare la sensazione che ha lasciato in me la lettura di quelle righe. Qui mi ha conquistato sia l’idea dell’affacciarsi alla morbida visione dello spazio che si perde fino all’orizzonte, sia la sensazione di precaria e al contempo accattivante percezione dell’osservatore che incombe sulla scena.
Valdrada
acrilico su tela
50x100
2014
"Gli antichi costruirono Valdrada sulle rive di un lago con case tutte verande una sopra l'altra e vie alte che affacciano sull'acqua i parapetti a balaustra. Così il viaggiatore vede arrivando due città: una dritta sopra il lago e una riflessa capovolta. Non esiste o avviene cosa nell'una Valdrada che l'altra Valdrada non ripeta, perché la città fu costruita in modo che ogni suo punto fosse riflesso dal suo specchio".  Italo Calvino
Di questo passo mi ha colpito l'idea della città doppia, le cui metà vivono in una forzata simbiosi. Trovo particolarmente affascinante le ultime righe in cui Calvino chiosa: "Le due Valdrade vivono l'una per l'altra, guardandosi negli occhi di continuo, ma non si amano". Si tratta di una conclusione imprevista e quasi paradossale per l’osservatore esterno a cui sembra che fra i due mondi non vi sia alcuna differenza, motivo per il quale si sarebbe tentati di supporre fra loro una solidale e spontanea empatia.
La città invisibile
acrilico su tela
60x100
2014
“Penso di aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento che diventa sempre più difficile viverle come città. Forse stiamo avvicinandoci ad un momento di crisi della vita urbana, e “Le città invisibili” sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili... La crisi della città troppo grande è l’altra faccia della crisi della natura.” Italo Calvino
(discorso alla Columbia University)
Partendo dalle riflessioni di Calvino sulle metropoli e sul loro rapporto con la natura, in questo quadro si vuole rappresentare un tentativo di riconciliazione tra questi due opposti, cercando con gli strumenti della pittura di mettere in atto un esperimento per raggiungerne l’integrazione. Così la massa solida ed avvolgente della roccia sostiene e accoglie la geometria rigorosa e cristallina delle case. La città al contempo si adagia con leggerezza adattandosi alla conformazione del luogo. Il colore morbido diventa l’elemento unificante della tela. Si tratta di un mondo visionario in cui un equilibrio è ancora possibile.

2014
La bellezza delle cose esiste nella mente di chi le osserva.
David Hume

Fiori 
Per me i fiori rappresentano modelli perfetti, le cui forme possono essere di una raffinata e complessa eleganza o di una semplicità sconcertante, i loro colori racchiudono una gamma infinita di toni e sfumature e gli ambienti in cui amo rappresentarli mi permettono di raccontare di mondi fantastici, fatti di luci assolate e ombre misteriose, di morbide foglie o di delicate trasparenze su cieli limpidissimi. Una cosa di non secondaria importanza è, inoltre, la libertà che questi soggetti mi permettono nella restituzione della loro immagine sulla tela. Infatti, prima di ogni realizzazione analizzo e studio in modo puntuale il soggetto, disegnandolo più volte per appropriarmi della sua struttura più profonda, ricercando quell’ordine generale che è il nucleo fondamentale della mia ricerca artistica. Tutto ciò mi consente nel momento della stesura finale di staccarmi dall’aderenza naturalistica al soggetto, operando una sintesi delle forme e degli spazi colorati senza preoccuparmi o sentirmi troppo vincolata al dato reale di partenza. È un po’ come se i fiori mi autorizzassero e in qualche modo mi concedessero di dar loro nuove sembianze. Nel tempo, questo studio mi ha permesso di maturare una tecnica più sicura sia per quanto riguarda l’organizzazione formale che nella resa pittorica. In particolare, la stesura del colore acrilico a campiture piatte senza alcuna sfumatura, relativamente facile da ottenere nelle piccole superfici, si è rivelata di non semplice esecuzione quando gli spazi interessati assumono dimensione importanti, richiedendo una notevole perizia.
Chiaramente in questi anni non mi sono occupata solo di fiori, ma il loro studio è stato uno dei miei temi prediletti, portandomi alla costruzione di quello che amo chiamare ”Il mio giardino segreto” una raccolta di opere dedicate interamente ai fiori.
Primavera 2014
acrilico su tela
2014
La visione d’insieme di questo gruppo di fiori non tragga in inganno: il protagonista è posto in posizione centrale e si appropria dello spazio organizzandone le coordinate, mentre una luce vivida attraversa il quadro in diagonale guidando lo sguardo dell’osservatore.
Enigma
acrilico su tela
2014
In questa tela la mia attenzione si è fermata sulla parte centrale di un’orchidea. Già in precedenza avevo affrontato questo soggetto, ma con tagli diversi: prima con una visione corale, poi centrando l’attenzione su un singolo fiore. Ora in questa ultima tela ho deciso di indagare in modo minuzioso un particolare. Come uno zoom, il mio occhio mette in rilievo i dettagli, a cui dà spazio e rilevanza. Passando dal generale al particolare, la sostanza della mia ricerca non cambia: tanto nel macro quando nel microcosmo il mio è uno studio dell’ordine formale che sottende tutte le cose.
Adunanza
acrilico su tela
2008
In questo quadro ho scelto di rappresentare la massa corale di tulipani che caratterizzava una bellissima aiuola di colore rosa che ho visto in occasione della esposizione floreale “Messer tulipano”. Ho voluto dipingere la scena da un punto di vista per me insolito, cioè dal basso verso l'alto, come se si vedessero i fiori attraverso gli occhi di una persona accovacciata nel prato, oppure di un bambino. L'effetto che ho cercato di ottenere in questo quadro è quello di un osservatore che si trovasse al di sotto di un vero e proprio esercito di fiori e che avesse la sensazione di esserne sovrastato. Dal punto di vista compositivo, i gambi affiancati di così tanti tulipani, che sono per loro natura un po' rigidi, formano una cortina impenetrabile e offrono un forte contrasto con la morbida rotondità delle corolle appena dischiuse. Il titolo dell'opera, Adunanza, nasce proprio dall’idea che questi fiori sembrano essersi radunati spontaneamente in un unico luogo, per regalare a chi li osserva una suggestiva visione d'insieme.
Risveglioacrilico su tela
2009
A catturare la mia attenzione, che ha portato alla realizzazione di quest’opera, è stato un gruppo di fiori estremamente compatto, contraddistinto da un colore molto particolare e di grande effetto. I petali dei crisantemi erano infatti di una tinta giallo intenso, striata di un bel rosso vermiglio. L'altra particolarità di questa composizione sta nel fatto che si tratta di una massa compatta di fiori che si sovrappongono, scavalcano e intrecciano, in una grande espressione corale di colore e forme. In un momento dell'anno in cui le altre manifestazioni naturali si avviano ad un lungo e meritato periodo di riposo, i petali dei crisantemi si aprono gioiosamente alla vita da cui il titolo dell'opera: Risveglio.
Fremito, Luci e ombre, Intrico, Yudanaka, Clemais, all’improvviso, Inganno, Trasparenze.
acrilico su tela
anni diversi
Si tratta di un gruppo di lavori di piccolo formato che sono stati eseguiti in anni diversi.
In questi quadri mi sono divertita ad indagare attraverso uno sguardo puntuale, quasi una macro fotografica, fiori dai colori squillanti, delicati boccioli, esili steli, trasparenze impalpabili ombre misteriose. Confrontando tra loro queste tele si può notare come a volte i contorni delle immagini svaniscano, il colore delinei i profili riuscendo a giungere alla sfocata fluidità di uno sguardo che si sta rinnovando (Yudanaka); in diverse opere, invece, si accentua la matericità e la plasticità delle forme (Clematis). In alcuni casi la mia ricerca non si è fermata solo all’aspetto esteriore del soggetto, ma si è spinta ad individuarne una valenza psicologica, cogliendone atteggiamenti o sentimenti (All’improvviso, Inganno).

2013
Particolari urbani
Alla tematica dei paesaggi urbani è legata la produzione artistica connessa al soggetto dei camini (comignoli) e dei tetti che li sostengono: il camino è visto come un elemento qualificante e quotidiano delle nostre città. Dal punto di vista simbolico esso rappresenta un ponte tra l’interno e l’esterno delle abitazioni, tra il calore, la sicurezza degli affetti familiari e il mondo che ci circonda. Viene così a assumere valore di elemento di congiunzione tra il particolare e il generale e nel contempo anticipa e ricorda la presenza dell’uomo che nei miei paesaggi non appare mai esplicitamente
Teoria di camini
acrilico su tela,
50x50 tre tele
2013
Queste tre tele ci mostrano quattro comignoli in differenti momenti del giorno. Essi vengono indagati visivamente ma anche, e soprattutto, dal punto di vista emotivo, com’è particolarmente chiaro nel caso di “Fantasmi”, in cui i camini sono la sublimazione delle fantasie di chi osserva la tela. Se i camini ci riportano alla realtà cittadina, è nella rappresentazione dei cieli che la fantasia detta le regole del gioco come nel caso di “Crepuscolo” o nella limpida rielaborazione di “Sentinelle”, una tela che dà a chi la osserva la sensazione di trovarsi davanti a dei fotogrammi di un rullino senza tempo.
Dialogo tra camini
acrilico su tela,
40x40
2013
In questo quadro tre sono i protagonisti assoluti: le falde dei tetti, il cielo e i camini. Gli incroci delle falde dei tetti scandiscono momenti ben precisi all’interno della tela, puntualmente sottolineati dalle linee di colmo, organizzando così uno spazio che si mantiene rigorosamente prospettico, mentre al cielo, privato di ogni sfumatura, è assegnato l’importante ruolo compositivo di equilibrare l’opera dal punto di vista cromatico. I camini che danno il titolo alla tela sono il terzo elemento rappresentato. Distribuiti in modo regolare, interrompono con la loro pronunciata verticalità il gioco delle falde, creando dei punti di interesse per lo sguardo, che riesce così a fermarsi indugiando per qualche attimo. Nella rappresentazione di questo mondo imperturbabile, non essendoci fonti di luce precise, sono state completamente eliminate le ombre portate, accentuando così l’aspetto surreale. I camini che si ergono fra i tetti sembrano prendere parte ad un dialogo misterioso, un impercettibile passaparola che racconta di mondi domestici di cui nulla trapela e di cui nulla è dato a sapere a chi osserva dall’esterno.
Il sogno
acrilico su tela,
2013
Questo camino mi è stato fatto notare da un amico e collega pittore che ben conosce il mio interesse per i comignoli. Subito ha attirato la mia attenzione: si ergeva solitario sulla falda di un bel tetto di coppi, null’altro che la sua elegante forma e la trama dei mattoni che ben contrastavano con l’intonaco che ne rivestiva le pareti sullo sfondo di un cielo senza tempo. Così ho restituito sulla tela l’impressione che mi ha dato sin dal primo momento: un punto di equilibrio tra interno ed esterno, tra terra e cielo, un’oasi di pace formale ma anche di quiete psicologica.
Notte e dì
acrilico su tela,
100x50 due tele
2010
Durante una visita in un paesino del canavese il mio interesse è stato catturato dal movimento di torsione che caratterizzava questo comignolo. Mi è parso simile a una molla, che riscattava con il suo dinamismo la banalità del contesto in cui si trovava.
Così ho cercato di donargli una seconda vita, portandolo sulla tela in primo piano, semplificando e sintetizzandone l’immagine. Nel quadro la figura originale si sdoppia e la composizione estremamente semplice, ridotta all’essenziale, è giocata innanzitutto sull’equilibrio dei colori, che, usati in modo giocoso e privi di rapporto con la realtà, acquistano grande luminosità.


2008
Il mio lavoro negli ultimi anni si è concentrato principalmente su tre tematiche: fiori, paesaggi e paesaggi urbani. Si tratta di una esplorazione del mondo che ci circonda e che passa di volta in volta attraverso la messa a fuoco di particolari, quasi delle macro, sia del mondo naturale sia del mondo antropizzato, o che viceversa allargando lo sguardo fino a cogliere la linea dell'orizzonte scopre luoghi fantastici. 

Fiori - Il mio Giardino Segreto Il gruppo di queste opere costituisce ciò che io chiamo “ Il mio giardino segreto”. Esso nasce dalla necessità di creare un luogo magico, un mondo poetico in cui perdersi, dove il tutto si rivela o attraverso solitari particolari portati in primo piano, dei veri e propri monologhi della natura, oppure si realizza nella costruzione di uno spazio complesso e articolato in cui ogni singolo elemento si annulla completandosi negli altri. La mia attenzione è stata catturata di volta in volta dal gioco intricato delle forme, da particolari accordi cromatici o da solitarie eleganze. 

 Paesaggi I paesaggi costruiscono sulla tela un mondo immaginario, dove il colore, perdendo ogni valenza naturalistica, serve a sottolineare la geometricità delle forme e la profondità dello spazio, che, nonostante tutto, rimane uno spazio prospettico. In queste immagini si evocano delle suggestioni del mondo naturale, senza però preoccuparsi della loro verosimiglianza. L’osservatore è posto in alto come ad assumere una posizione interlocutoria tra la terra e il cielo, con una visione a volo d’uccello che gli permette di aprire lo sguardo fino e oltre l’orizzonte. Il paesaggio è per me fondamentalmente un Percorso: un percorso prima di tutto emotivo. Nei miei quadri, ha sintetizzato Serena Avezza, “un paesaggio può astrarsi e diventare fantastico, come in un sogno, caricandosi dei valori positivi del viaggio, inteso come cammino di crescita personale”.  

Paesaggi urbani La tematica dei paesaggi urbani è legata in particolare al soggetto dei camini e ai tetti che li sostengono : il camino visto come un elemento qualificante e quotidiano delle nostre città. Dal punto di vista simbolico il camino rappresenta un ponte tra l’interno e l’esterno, tra il calore e la sicurezza degli affetti famigliari e il mondo che ci circonda, ed è l’elemento di congiunzione tra il particolare e il generale. Questo tema è sviluppato in due filoni diversi: il primo più legato al ricordo dell’immagine di partenza, al particolare di un luogo, di un edificio, che mi ha affascinato o stupito, dove il gioco dei colori prende il sopravvento o dove elementi architettonici apparentemente insignificanti vengono indagati e analizzati attraverso lo scorrere del tempo, assumendo valenze simboliche che il futuro fruitore potrà interpretare a secondo del suo stato d’animo. Il secondo filone è più “libero”, meno vincolato al soggetto di partenza, le forme esplorate vengono svuotate di ogni contenuto realistico diventando lo spunto per giochi cromatici che concorrono alla creazione di nuovi mondi. Concludo dicendo che colore è sempre l’elemento dominante e di continuità della mia ricerca, il colore che costruisce le forme e gli spazi, il colore che invade la tela e che la anima dando consistenza a ciò che vi si descrive, il colore sempre steso per campiture piatte senza alcun accenno di sfumatura, che diventa lo strumento per la realizzazione di mondi fantastici che il cuore e la mente possano esplorare.

2 commenti:

  1. Buonasera, Mariangela.
    Stamattina sono entrato nella galleria di C.so Vittorio che espone i suoi lavori e poco fa ho dato un'occhiata ad altri suoi quadri presenti nel blog.
    Dopo aver letto la presentazione volevo semplicemente testimoniare la mia personale simpatia per lei, per il suo modo di approcciare la pittura e di descriverne l'esperienza.
    Resta, poi, la gradevolissima sensazione visiva osserando i quadri in galleria, sensazione che è perdurata per tutto il giorno, di freschezza, nitidezza e precisione. Non poca cosa, al cospetto di tantissimi "artisti" contemporanei i cui lavori mi generano, solitamente, una profonda tristezza a causa del presappochismo assoluto e della pretenziosità.
    Ho frequentato anch'io il liceo artistico (il Cottini) più o meno negli stessi anni. Ed in una vita precedente ho dipinto e disegnato, ricavandone il piacere quasi fisico della scoperta, del perdersi nel fare...
    Poi ho smesso, perchè non riesco a "ritagliare" tempo, e la pittura, a me, ne ha sempre richiesto molto.
    Apprezzo perciò ancor più la sua capacità di perseverare e lo spirito con il quale l'ha fatto.
    Quindi, scusandomi per l'intromissione, le esprinmo complimenti ed auguri.

    Michele.

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  2. Gentile Michele,
    le sue parole mi hanno fatto molto piacere e non le considero per nulla una intromissione, anzi, per me è molto importante sapere che il mio lavoro e lo sforzo che faccio per portarlo avanti è capito e apprezzato da qualcuno.
    Non posso che augurarle di riprendere in mano matita e pennelli e di riappropriarsi del piacere del fare che, come giustamente dice lei, è la prima fonte di gratificazione per noi artisti.

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